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The Irishman è una mega produzione targata Netflix per la regia di Martin Scorsese che torna a dirigere Robert De Niro ad oltre un ventennio dal suo capolavoro Casinò, e lo fa affiancandogli nientepopodimeno che Al Pacino e Joe Pesci. La pellicola è una vera e propria ventata di aria fresca nel triste panorama attuale della settima arte, riportando il grande cinema americano nell’olimpo e consacrando, se mai ce ne fosse stato il bisogno, Scorsese come uno dei più grandi registi viventi e perché no uno dei più grandi in assoluto. Il cast stellare vede, oltre ai tre pezzi da novanta , un intramontabile e bravissimo Harvey Keitel che nonostante il poco spazio sulla scena si dimostra assolutamente all’altezza, e in ordine casuale Bobby Cannavale, Ray Romano, Jesse Plemons e moltissimi altri noti. La fittissima trama, tratta dal romanzo di Charles Brandt e seguita dettagliatamente, si svolge in un lunghissimo flashback del protagonista che copre un altrettanto lungo arco temporale, racconta le vicende di Frank Sheeran, un veterano della seconda guerra mondiale che lavora come camionista per una compagnia della Pennsylvania. Stufo di fare un lavoro così duro ed incentivato dall’arrivo della seconda figlia, deruba l’azienda per cui lavora per ingraziarsi un boss della mafia locale, Russel Bufalino (Joe Pesci), che attraverso il suo cugino avvocato Bill Bufalino riesce ad evitargli il carcere ed il licenziamento e gli offre un lavoro come imbianchino (sicario in gergo). In breve tempo Frank si trova a fare da guardia del corpo personale a Jimmy Hoffa (Al Pacino), potentissimo segretario del sindacato dei Truckers, col quale instaura un profondo rapporto di amicizia (mi fermo qui per non spoilerare tutta la trama). La narrazione di fantasia si intreccia a doppio filo alle vicende reali di quegli anni che videro protagonista il corrotto sindacalista Jimmy Hoffa e alcuni tra i più potenti esponenti delle famiglie mafiose italo-americane, su tutti Tony Provenzano e Tony Giacalone.

Martin Scorsese in 3 ore e mezza chiude il trittico sulla mafia, iniziato con Quei bravi ragazzi e proseguito con Casinò, regalandoci una pellicola che sicuramente entrerà nella storia della cinematografia diventando, grazie all’enorme talento dei protagonisti unito alla sapiente miscelazione del presente e del passato, anche se questa volta con qualche effetto in post produzione (devo dire che il ringiovanimento digitale dei tre attori stellati è a tratti grottesco) e un montaggio spettacolare, un grande classico da cineteca.


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